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..A MENO CHE NON SI VOLI,FINITO L'AMOR NON RESTA CHE BERE....

"io ci ho provato,davvero..."
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tutto quello che fa parte di me..
tutto ciò che non fa parte di me
June 15

Notte, chitarra, Bionda

Insostenibile, come quel vestito, leggero, come quel sorriso, come quell’applauso guadagnato da quel barbone che aveva appena finito di intonare un vecchia canzone di Janis Joplin.Forse le 20.30, forse 30 dollari in tasca, un vecchio scontrino, le labbra ancora viola, come il colore del vino, passeggiando, rovinando le suole, passando le vetrine, controllando i campanelli, lontano dalle telecamere dei portoni, con i sogni, ed il vento, ci si pulisce sul bavero della misera giacca, si ripensa a quella vacca, al suo profumo, l’imbrunire del cielo, tra poco si accendono pure i lampioni. Al di là del ponte, è davvero troppa la strada da affrontare, meglio accendere una sigaretta, far calare la fretta, sentire e risentire, provare, la notte sta per arrivare. Non vorremmo farci trovare impreparati, con le lacrime sugl’occhi, quando suonerà quel complessino. Ma come ci si arriva? Bordeaux è lontana, passa il pullman, magari passa qualche amico, stiamo certi che ci sarà una bionda, con qualche bicchiere, c’è sempre qualche bionda ad un concerto, stasera  suonano i My Two Toms. Te lo avevo detto che ci sarebbe stata quella bionda, con quelle labbra sottile, con le sue amiche, con quel cesto di inutili consigli, pronte, a distrarla quando uno sguardo l’avrebbe incrociata. Maledette arpie, maledetto whisky, maledetto Io, che mi hai portato qui, e quanto male fa il solo suono di una chitarra, l’assolo, per solisti, non c’è voce, non c’è ragione se dopo questo ne beviamo un altro, e poi ancora uno, e dopo arriveranno le sigarette, il fango sulle scarpe, e fuori il respiro gioca con il freddo. Ti si stringe il cuore, quasi fino a scoppiare, come l’odore del sudore, che ha già ricoperto i vetri del locale, non bastano più i sotto bicchieri, il bancone è lavato, la bionda è laggiù, oltre il suono, un colpo di schiena ed un colpo voltata. Dammela amico, ancora una pacca sulla spalla, fammi un sorriso, tornerà anche la primavera, e ricrescerà l’erba. Ma se le chiedessi se ha da fumare, io ho ancora un po’ di tabacco sparso nelle tasche, l’accendino, lo avevo visto, non vorrei arrivare da lei sprovvisto. Non vorrei che sapesse, non che capisse, non avrei materia per spiegare, magari si lascia sfiorare. Ho l’odore acre, di chi è salito su una scassata Peugeot 405 del 1991 , era di mio padre, o forse di mio nonno, quando lavorava fuori città, sa ancora di legno dentro, di pioggia e di fango, c’è un mangianastri, ma come me ha finito quello che si poteva mangiare. E quella bionda non salirà su con me, ora che il concerto è quasi finito, raggiungeremo chi e non so dove, e cazzo si glielo ricorderò a tutti i miei amici, che quella bionda era li, come è giusto che fosse, con i suoi stivali alti, con la collera verso il mondo, con quel foulard legato al collo, di mille colori, come i papaveri nella bassa Provenza, ora che arriverà l’estate, saremo io e la mia Peugeot all’ennesimo concerto, con la stessa camicia sopra la maglietta, il giubbotto sa da sigaretta, e ci sarà un’altra bionda, pronta a farsi ammirare, protetta dalle amiche quel tanto che basta, perché io e quelli come me si possano sbronzare, e se il volume sale, io smetto di ricordare, non serve più a nulla un nome scritto su quel finestrino, non stasera, che ormai è già mattino, e noi ancora dormiamo, figli di puttana, non è così, non è invano, il tentativo, la scritta motel, 5 dollari per una stanza, cibo freddo, nausea, senza alcuna sostanza, l’ultimo sorso, e poi mettiamo a dormire anche il bicchiere, sarà stanco pure lui di non poterla avere.
June 08

Con la testa tra le nuvole

Con la testa tra le nuvole, credetemi, non serve nemmeno appoggiare la propria fronte ad un finestrino d’un aereo per esserci. Sognatori, dentro uno sguardo, non sembra ma basta così poco per essere proiettati nello squarcio dell’azzurro. Persone come nuvole, mutevoli, passaggi repentini o lenti, nella vita come nel cielo. Uno scenario perennemente diverso, dove c’è sempre un leggero e carezzevole strascico di quello che è successo e di quello che succederà. Un rif ad alto volume, mentre i tuoi passi si alternano su e giù, attenti però..a non fermarsi mai davanti ad una vetrina, fissandola, potrebbe realmente proiettare ciò che siamo, infrangendo come una folata di vento, quel soffice manto di nuvole sulle quali abbiamo riposto i nostri desideri.Immaginare, ed immaginario, di persone vaghe, assopite, perse nel fantasticar qualcosa di intangibile, in realtà, superano gli enormi monumenti grigi, per custodire più reale di quello che non si veda.Fuga da una realtà che poi non ci appartiene nemmeno più di tanto, con le ginocchia rannicchiate vicino al petto, come a voler proteggere il nostro cuore. Spostiamoci insieme, facciamolo per mano, come un tempo, con un viaggio che sa d’antico, tra i canneti, con i colori accesi, lasciamo lo zaino e le scarpe, svuotiamo le tasche perdendo l’accendino, un biglietto..magliette sudate, anche questo basta, per ricordare. Romantici scrittori o automobili veloci, schiacciando l’asfalto che colora i nostri occhi, non c’è più sangue ma nemmeno veleno. In cuor nostro tutti, abbiamo la testa persa tra le nuvole. Un colpo di claxon, la sirena, la canzone giusta sulla stazione giusta, come bolla di sapone, torniamo qui, tra noi, tra voi. Ma cosa sa ancora di noi?, ora che il sesso qui, è diventato più freddo delle mattonelle delle vecchie case di Milano. Tutti vorremmo essere lassù, dall’alto si osserva meglio, non occorre il corpo quando c’è la mente, tantomeno i vestiti, o i ritagli di giornale, lassù tra le nuvole non c’è nulla di cui temere.A noi, che ci hanno sempre detto che la realtà è alla fine del corridoio ultima porta a destra, ci siamo sempre seduti, tra le vecchie riviste, e assopiti in quel profumo di borsetta, rovistando abbiamo trovato una caramella, abbiamo aspettato..e ci siamo nuovamente persi. Sopra il cielo, adagiati io più te, noi più me, voi più loro, accomunati dall’attesa, ottimo tempo che non va sprecato nel quotidiano. Ma come fanno le nuvole a non sentire tutto questo..passano silenziose, di notte, dove rutilanti frammenti di luce lunare si appoggiano dolcemente su esse. Loro chine e gentili, come cassiere di discount, si lasciano a loro, per illuminare le cose terrene. Tutto si accende la notte, e lievi riflessi colorano gl’occhi delle persone. Distratte ed incanalate non si accorgono di cotanta magia creatasi. Pensieri e chiasso nelle menti, dei roboanti suoni giornalieri si assopiscono per l’ancor più forte silenzio della serenità notturna..Desideri e sogni prendono vita, animate immagini si staccano per fluttuare dolcemente in angoscianti casi ove tutto tace. Il loro passare rende motivati quei silenzi delle genti..che tremanti e preoccupati..si costringono a recluse vite di giorno. La sistematicità si rompe dinnanzi all’improvvisazione. Basta il rumore del ghiaccio, nell’amaro annacquato per perdersi ancora, quando incredibili contorni assumono sembianze estranee all’umano povero di tanto ingegno. Alle volte serve davvero, per placare le paure, ed i respiri affannosi della conquista ora si ritrovano in cadenza perfetta, il battito, quello del bacio torna appena palpabile. Volgiamo i palmi delle mani, aspettando il loro passaggio, sarebbe bello esserne travolti per poter poi ricominciare. Sbattono le ciglia, il silenzio è divenuto rumore, siamo nuovamente qui, pronti a respirare.Ciò che non è riuscito qui, forse le nuvole lo porteranno in alto, quando le stagioni cambiano e con loro i nostri indumenti, ti ricordi quando la lana sa di canfora?, ti siedi sul letto ed aspetti che tutto sia inondato, inebriata, ubriaca di ciò che riconosci. Sosterai per quanto tempo, fino a quando il display del cellulare non si illuminerà nuovamente. Ma vale la pena scendere dalle nuvole per un aperitivo?. Tutti abbiamo partecipato all’inaugurazione, siamo stati taggati in un contesto che non ci appartiene. Quanto ci piace essere differenti da noi stessi, alle volte però usciamo lasciando ancora la nostra anima davanti allo specchio. Dimentichiamo più cose possibili quando siamo di la, per poterci ritornare più spesso. In treno, quando è primavera e siamo odiatamente troppo coperti, eravamo usciti con la pioggia per tornare con il sole. Proprio come dentro di noi, il fischio del capo stazione, e tutto riappare, qualcosa che però non vorremmo guardare, lo stesso percorso, mani in tasca o il nuovo smalto. Lo hai letto anche tu?, su quella rivista a numero limitato che avrei voluto comprare anche io. Fortunatamente è finita, e con essa le mie speranza ad assomigliare a quelli. Ci fosse mai un articolo che parla di noi, di come siamo, quando stiamo, e se stiamo più di esserci qualche motivo ci sarà.Stussy per Invicta, Puma per Evisu, Misha per Nike, e io per chi?, dovrò trovare anche io qualcuno per il quale disegnare, visto che lei mi ha lasciata, e non per essere lassù, altrimenti l’avrei ritrovata. Maledizione, caduto come un trono dall’olimpo di Dio, mi ritrovo qui. Dopo un bacio, l’abbraccio basta un ponte, un lampione e la leggera luce artificiale, per potersi esternare nuovamente, per farsi suonare dai passanti quando si cammina in mezzo alla strada, ma a noi che cazzo ce ne frega dei rumori, prima o poi toccherà anche a noi parlare, suonare. Accordiamo i nostri strumenti, siamo sul flyer, domani ci saranno tutti, senza sapere il perché. Nessuno ci ascolterà e davanti la folla anche li sapremo sparire davanti a tutti, senza che nessuno se ne accorga. Dannato pass, per l’open bar, che con troppa forza si impone sulle nostre palpebre, ci arrendiamo. Nemmeno fossimo Balzac, che bisogno abbiamo di bere, se poi alla fine a farci compagnia restano solo i divanetti. OH..OH..OH aspettaaaa, visto che sono tornato almeno un panino prima che mi giri la testa. Fuori fa freddo sai, sapessi dentro, sapessi tanto ormai..hai da accendere?..una sigaretta?..no un sogno.Troppe volte sul muretto soli, con le mani tra i capelli, laggiù la finzione prodotta dall’uomo per non soffrire è solo la triste amplificazione dell’orgoglio che troppe volte vien ferito. Il taxi!!, ma che perché gridi, fuori è buio ed io stavo così bene, il muro faceva tutto, ed io potevo tranquillamente sognare. L’hai vista la bionda che ballava?, e quel tipo in canotta?, il fango, no le scarpe, buono il gin tonic. Troppe cose per una notte senza nuvole, dove non si poteva volare. Stipati, in fila fuori volendo essere dentro, fila dentro fissando il vecchio casio per esser fuori. Finalmente a casa, due corpi, girati, l’odore di essi, ecco casa manda veramente la, lontano, tra cumuli bianchi di figure astratte,  dopo il chiasso al Festival, la voce roca, finalmente un letto, dove in testa tutto ancora prosegue, e domani andremo a scaricare la canzone che abbiamo ascoltato, domani apriremo face book, per scrivere quanto bello è stato, e domani quando potremo lasceremo nuovamente il terreno, quando si potrà, in piedi o appoggiati, soli o innamorati, perché noi che l’abbonamento lassù lo abbiamo fatto, anche domani, si domani..PASSEREMO TRA LA GENTE..SORRIDENDO, CON IL BISOGNO DI NIENTE.
May 21

Vortice di futuro

Avrebbero potuto lottare nel cerchio della coerenza per mesi, senza mai sprofondare, semplicemente con un gioco di sguardi, repentini e fuggevoli, veloci lasciti di qualcosa che ai loro occhi pareva non avesse tempo. Erano incollocabili i loro gesti, le risate amare, le battute e qualsivoglia ritualità di due persone, che volevano, che aspettavano, immobili se pur in costante movimento. Il controsenso di una costruzione priva di solide basi, capace però di resistere al logorio del tempo, al passare delle stagioni, e cambiavano i vestiti, il taglio di capelli, il liquore dentro il bicchiere, eppure nulla scalfiva essi. Tentativi, incroci, cambi di direzione, congetture e giochi, ilarità sconnesse tra loro, stuzzichevoli sorrisi, coperti dai baveri. Non che qualcuno avesse le risposte, e neppure qualcuno mai domandava, mai superava quel limite, quel corteggiamento spietato ai quali avevano abituato le loro mani, tutto misurato, la misura dell’infinito, come se sapessero, che il destino e le coincidenze li avrebbero fatti ricadere insieme senza nessuno sforzo. Nel mezzo, allargato, dissipato, prove di velocità dei loro pensieri, per provare a restringere una misura, quella del loro amore..
Il susseguirsi, il ripetersi, lo scrivere ancora una parola, ogni volta che si voleva posizionare un punto, mai di fine, sempre di inizio, camminando o correndo, tralasciando il superfluo, selezionando alla base quello che li avrebbe intralciati. Tanti rovi, tante spine, ed ostacoli, e la voglia non sempre nemmeno di aggirarli. Contraddizioni del reale, della vita, dei sentieri che avevano scelto, l’uno per l’altro, senza mai farsi i complimenti. Pazzia, o ragione pianificata, studio accurato, o semplicemente una puntata su qualche numero fortunato, roteare di conseguenze che sapevano produrre per schiudersi all’unisono. Come un vortice, incapaci di aggrapparsi, senza nessuna voglia di uscire..Oggi più di ieri, per salire, lassù, irraggiungibili al circo di pensieri banali, alla voglia di saper già dove andare, avevano sostituito da tempo il gusto, di incontrarsi per caso in un prossimo futuro.. 
May 11

Il Prima, Il Mentre, Il dopo

Non so spiegare questa sensazione, ma alle volte la vita è come un bellissimo libro letto partendo dal fondo. Ti capita di sapere il finale ancora prima che tutto inizi, che incominci. Ed allora però prosegui comunque, qualunque sia l’esito, anche se negativo. E’ la voglia innata che abbiamo dentro, di voler forzatamente essere noi gl’ultimi a scrivere l’ultima parola, ad emettere l’ultima vocale, anche se il tutto è stato deciso. I codardi le chiamano coincidenze, i sognatori destino, i realisti occasioni, sono tanti, forse infiniti i modi per voler rappresentare al proprio io queste sensazioni. Come se ingannarci alla fine, ci fa solamente bene. Ma quante volte abbiamo tratto la spada in mano, contro chi ci ingannava. Ma solo noi,
Solo se il male è prodotto da noi allora è giusto, allora serve, e ci fa bene soffrire. Incoerenza o natura creativa, grande capacità di lesionismo, o siamo ottimi medici, che sanno come curare i propri mali?. Non c’è risposta, non c’è qui come alla moltitudine di domande che puntualmente ci poniamo. Quante volte per non vedere, quante volte per non ascoltare, quante volta ancora per non aspettare. Noi questa vita non vogliamo cederla, vogliamo tenerla, ciò che esce è perso, c’è che esce è sempre in più. Siamo noi a colmarci, e non a farci colmare, siamo noi a riempire i nostri spazi di assurde congetture, di punti di vista, ma lo sappiamo bene anche noi, che vediamo solamente quello che ci interessa. Sappiamo ignorare tutto quello che non ci assomiglia, con semplicità, con freddezza, senza mai voler indagare, come se la prima analisi bastasse per tutto, per il prima, per il mentre e per il dopo. Siamo investigatori di noi stessi, ma con scarsi risultati, e quante volte poi ci troviamo a gridare aiuto, a riflettere davanti ad uno specchio, o con il vento tra i capelli, o nei momenti di pausa, o quando ci passiamo l’asciugamano sui capelli appena finita la doccia. Quando il vapore esce, e fa comparire quei nomi scritti sul vetro, come un fantasma. I sogni alla fine sono quello che realmente vorremmo, ma sappiamo frenarli dicendo “ è stato semplicemente un sogno “. A pugni chiusi con la realtà che passa, con i vizi che aumentano, persi dentro un vortice che tende a spingerci agli estremi, sempre più lontani dal centro. Non ragioniamo, ragionano, non scegliamo scelgono, ma che vita è quella dove non si è nemmeno capaci di governare la realtà oltre che ai sogni. Prigionieri di noi stessi, ci facciamo ricoprire dalle parole, dalle strette di mano, dai sorrisi, dagli sguardi, e strato dopo strato, si dimenticano di noi, ci dimentichiamo di noi. Persi, vagabondi di noi stessi, proviamo ad illudere il nostro intelletto, con scarso risultato. Come uno spillo sulla pelle, veniamo punti, con precisione da tutto questo, ma il dolore è un attimo, le negatività sappiamo come sommergerle senza curarle. Arriverà un giorno, sulla spiaggia, voltandoci, la marea troppo in fretta avrà cancellato tutti i nostri passi, e davanti solamente sabbia, le prime nuvole all’orizzonte, il vento che sale, fa freddo, il bavero lambisce le nostre labbra, gl’occhi osservano i piedi sprofondare uno dopo l’altro, dietro il nulla, davanti il nulla, dentro di noi..il nulla.
April 26

GIOCO DI COPPIE

Metà di una mela che è tutto tranne che perfetta, parti che forzosamente provano a coincidere quando si uniscono, ma sempre e comunque, e magari fortunatamente un lato rimane più esterno o interno dell’altro. Ritagli di amori consumati, dove tutto è il ripetersi di tutto, dove la stessa canzone è stata più e più volte dedicata, prima alla radio, poi in auto, e poi perfino scritta su qualche biglietto, e lasciata di nascosto sotto le lenzuola. Quante labbra hanno letto e riletto esattamente le stesse cose, fautori ogni volta di una ripartenza, ma con la stessa e pesante schematicità. Mani, le mani che accarezzano senza inventiva un corpo sempre diverso, giurandosi che sarebbe stato questo l’ultimo quello decisivo. La sterilità mentale di relazioni, che vorremmo ci facessero sfuggire dalla vita reale, per proteggerci dentro un sogno, che alla fine è più fragile della sabbia al vento. Quanto vale allora convincere se stessi, di qualcosa che il tempo smantellerà con una precisione disarmante, quante volte donne in auto, in lacrime lungo percorsi, che si cambiano destinazione, ma alla fine il risultato è sempre lo stesso. Uomini, freddi e fuggevoli, donne che di giorno infondo i loro interessi nelle scarpe, e la notte li proteggono tra braccia che non amano, che sentono fredde e ruvide. Relazioni, basate sul silenzio, sull’incapacità di una risata, poggiate su ideali, che valgono pochi spiccioli in tasca. E nelle tasche, un biglietto di un tram mancato, una caramella, qualche centesimo e l’accendino, una giusta dose di ipocrisia, e specchiandosi nelle vetrine, ci si auto illude, che alla fine del viale, l’ultimo bacio prima di salire in macchina, sarà la medicina giusta, per salvare l’ennesimo rapporto inutile. Due corpi, l’auto, i lampioni che con cadenza illuminano gl’occhi, rassicuranti frasi, caldi passaggi dei palmi sulle gambe, e da domani, lui non sarà più uno stronzo, lei non penserà più a se stessa, non urleranno per risolvere i loro litigi. E poi, la buona notte, dopo l’ennesima serata passata tra un primo e una bottiglia di vino, tra l’inutilità di una notte, passata in silenzio, dove ne lei e ne lui sorridono, dove i soliti dialoghi fanno marcire quello che rimane dell’ennesimo tentativo di una felicità mai conquista, eppure lui era quello giusto, eppure lei era bellissima, eppure loro a detta di tutti gli amici erano perfetti, eppure anche stavolta tutto nuovamente dall’inizio. E allora, lei sarà già pronta a riscrivere la stessa canzone, persa dentro una vita, che non freme dentro le sue vene da troppo tempo ormai, l’abitudine, ma forse la triste mancanza di novità, il voler eccedere, il voler ricercare qualcosa di migliore senza mai essere pronti. E lui, pronto a giurarle amore, dopo nemmeno un mese, pronto con quella bacheca sempre aperta, dove inserirla per la prossima esposizione. Attori, ma mai protagonisti, di un banale ripetersi, che i più ingenui, hanno il coraggio di chiamarlo amore.

 
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Ciao Staniz!!!come va?????
Sai che tempo fa probabilmente ti ho visto al CAREGA JAZZ FESTIVAL??? può essere??? bè, buona serata-notte..
 e buon week end,,,,,

July 3
.. dani ..wrote:
ciao stanizzolo!!
come stai?
cavolo mai che mi saluti...
tiratela de manco :)
Ciao, un abbraccio
May 9
CHEROKEEwrote:
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Apr. 5
oi tu!!!!!!!!!!!!!!! ciao!!!!!!!!!
Apr. 4
Anche io!!!! dal 2 al 9 marzo..... però nn mi sembra di averti mai visto!!!! CHE PECCATOOOOOO....
hola **Va£e**
Mar. 26

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